Aphaenogaster subterranea

Emery, C., 1884, Materiali per lo studio della fauna Tunisina raccolti da G. e L. Doria. III. Rassegna delle formiche della Tunisia., Annali del Museo Civico di Storia Naturale Giacomo Doria (Genova) 21, pp. 373-386: 382-385

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3743

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treatment provided by

Donat

scientific name

Aphaenogaster subterranea
status

 

Aphaenogaster subterranea  HNS  , ♂.

André ha voluto dare nomi alle diverse forme da me noverate * ^ in quel lavoro e nel Catalogo delle formiche del Museo Civico; egli lo fa con criterii che a me non sembrano sempre giusti. - Se io evitai di dare nomi al maggior numero delle forme che ebbi a descrivere, fu perchè mi sembrava che il materiale raccolto non fosse ancora sufficiente, per caratterizzarle definitivamente ed evitare per l' avvenire confusioni sinonimiche. Per la stessa ragione, non farò oggi la critica della nomenclatura di André, riservandomi di farla, quando conoscerò meglio le forme sessuate delle diverse varietà.

Una piccola serie di formiche del Capo di Buona Speranza, inviatemi dal Sig. Péringuey di Rondebosch, mi ha fatto conoscere meglio le forme che abitano l' estremo sud del territorio di questa specie. - Ho veduto tre forme diverse.

a) L’una di esse di statura maggiore (fino a 12 mm), di colore bruno, con le zampe più chiare, forma il passaggio dalla varietà dello Scioa che ho indicata altrove (questi Annali XVI, p. 270 ) alla vera A. capensis Mayr.  HNS  Nei grandi esemplari, il capo è tutto reticolato ed opaco, mentre, nella var. dello Scioa, è liscio sui lati ; in mezzo a questo reticolo, fuorché sui lati, compariscono delle rughe sottili, che però non formano strie longitudinali regolari ; tali strie regolari si vedono soltanto nella linea mediana e in avanti ; l' occipite è poco lucente ; il torace è tutto opaco.

b) La seconda forma, poco più piccola, di color tutto piceo, ha la scultura dell’uà, capensis  HNS  tipica. Nei grandi esemplari, la rugosità del capo forma una striatura longitudinale regolarissima, che non lascia quasi più riconoscere la reticolazione della superficie ; le strie s’inflettono, solo in vicinanza degli occhi e dell’inserzione delle antenne ; l' occipite è lucente. Il torace è rugoso e opaco, però, nel mezzo del pronoto, evvi uno spazio poco esteso, senza rughe e alquanto lucido.

La scultura dei piccoli esemplari di queste due forme è quasi identica. Il capo è lucente e liscio nella sua metà posteriore, le rughe longitudinali sono limitate alla parte anteriore, ove sono più estese nella capensis  HNS  tipica; la scultura del torace si fa più sottile e più rada che nei grandi esemplari, i quali, avendo caratteri più marcati, devono essere presi come tipo. In ambo le forme, il primo segmento del picciuolo è un po’ più allungato che nelle varietà equatoriali e boreali. Un piccolo esemplare del Transwaal, comunicatomi dal Sig. Forel mi sembra riferirsi alla vera capensis  HNS  .

c) La terza forma del Capo (che potrebbe chiamarsi pseudoaegypliaca ) è più piccola delle altre (non oltrepassa gli 8 mm) ; il capo e il protorace sono più o meno ferruginei ed hanno la scultura della razza aegyptiaca  HNS  nelle sue varietà più opache : sul capo, questa scultura forma un reticolo fitto ed eguale, sul quale si staccano fine rughe longitudinali parallele, ma sovente interrotte e leggermente ondulate. Anche il torace è opaco, il metanoto è appena angolato, senza denti sporgenti.

A. capensis tipica  HNS  ha una certa rassomiglianza con A. structor  HNS  , come già rilevò il Mayr; però io non credo che abbia vera parentela con essa. La prima forma che ho qui descritta costituisce una forma di passaggio verso la vera A. barbara  HNS  . Io credo che A. capensis  HNS  si sia differenziata nell’Africa australe dalla forma orientale della specie ( semirufa Andre  HNS  ), diffusasi lungo la valle del Nilo : sono anche convinto che la piccola forma opaca  (pseudo-aegyptiaca) sia di origine locale e non abbia nessun nesso diretto con Yaegyptiaca del littorale mediterraneo.

A prova di ciò valgano le osservazioni seguenti. La faccia inferiore del capo dell’ A. barbara  HNS  è sparsa di lunghi peli, ed una serie di peli non meno lunghi si estende seguendo il margine inferiore esterno delle mandibole. Ora, in alcune forme a scultura ruvida della regione mediterranea ( A. aegyptiaca Em.  HNS  e rugosa Andre  HNS  ), quei peli si differenziano, formando sotto il capo una fitta frangia, quasi uniseriale, di setole più lunghe e curvate in avanti, simile alla barba che si osserva nelle varie specie del genere americano Pogonomyrmex  HNS  e in qualche altra formica . - Nell’ A. pseudo-aegyptiaca, non si vede nulla di ciò; i peli della faccia inferiore del capo sono relativamente brevi e sparsi su tutta la superficie inferiore del capo, come nelle A. capensis  HNS  , semirufa  HNS  e barbara  HNS  i. sp. - A me sembra che la difterenziazione della barba sia un carattere di maggior valore che la scultura, sempre alquanto variabile, del capo e del torace.

Tra le formiche del Museo Civico, si trovano due esemplari dell’ A. barbara  HNS  raccolti nel 1877 a Dehli dal Beccari e dal Capitano Enrico D’Albertis: sono individui a grosso capo, spettanti ad una piccola varietà con capo, torace e nodi di un rosso cupo. Per forma e scultura, non differiscono affatto dalla piccola razza italiana ( A. minor Andre  HNS  ). - L’esame di un materiale più numeroso potrà far conoscere se questa forma sia stata introdotta nell' India con merci straniere, o sia invece una razza locale differenziatasi dalla semirufa  HNS  . Il fatto che, nella stessa località, trovasi pure il Myrmecocystus viaticus  HNS  , il quale accompagna l' A. barbara  HNS  nella maggior parte del suo territorio, mi fa propendere per quest’ ultima opinione.